Dopo oltre vent’anni passati accanto alle persone con disabilità, alle loro famiglie e alle istituzioni del territorio, sentivamo il bisogno di alzare lo sguardo. Di guardare oltre i confini di Bologna e dell’Italia, e di metterci in dialogo con l’Europa. Dal 2026 lo facciamo con ARFIE.

Perché ARFIE

ARFIE – Associazione per la ricerca e la formazione sull’integrazione in Europa – è nata nel 1992 come organizzazione non governativa europea. Riunisce enti di servizi e centri di ricerca che ogni giorno lavorano per l’inclusione delle persone con disabilità, delle persone con importanti bisogni di supporto e di chi convive con problemi di salute mentale. Non un singolo interlocutore, ma una rete: ed è proprio questo a renderla preziosa.

C’è un punto di partenza che ci accomuna, e non è un dettaglio formale: la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità. Da lì nasce una convinzione che condividiamo fino in fondo. Una formazione di qualità per chi lavora accanto alle persone con disabilità non resta un fatto interno: si traduce in servizi migliori, in una vita quotidiana più piena, in una cittadinanza davvero attiva. La qualità del lavoro di operatori e operatrici e la qualità della vita delle persone sono la stessa cosa, guardate da due lati.

E al centro, sempre, c’è la persona. È lei la prima a decidere sul proprio progetto di vita: non un destinatario di servizi, ma protagonista delle proprie scelte. Il compito di chi la accompagna è starle accanto con competenza. Per questo la formazione non è mai finita: i bisogni cambiano, le persone cambiano, e chi le sostiene deve continuare a imparare.

Think global, act local: il motto che ci guida

Aprirci all’Europa è una scelta che desideravamo e di cui sentivamo il bisogno. E la viviamo in due direzioni, entrambe importanti. Da un lato vogliamo che questa collaborazione faccia da cassa di risonanza dentro i nostri servizi: nuove progettualità, elementi innovativi, modi diversi di pensare il lavoro che altrove funzionano e che possiamo portare qui. Dall’altro non arriviamo a mani vuote. Abbiamo oltre vent’anni di esperienza da mettere sul tavolo: gestione quotidiana dei servizi, contatto diretto con le persone con disabilità, relazione costante con le famiglie e con le istituzioni. Un patrimonio concreto, fatto di pratica e non solo di teoria, che vogliamo condividere.

È uno scambio che può solo arricchirci. Una buona contaminazione, la spinta di cui avevamo bisogno per non restare fermi. Perché guardare lontano e agire vicino non sono in contraddizione: sono la stessa cosa. È l’ottica del think global, act local — imparare dall’Europa per agire meglio ogni giorno, qui, accanto alle persone che accompagniamo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *